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Io penso che la nostra Waterloo saranno le elezioni regionali del 2015.

È il consiglio regionale, infatti, l’organo che può esercitare concretamente il diritto all’autodeterminazione della comunità veneta.  Allora, dobbiamo mandare in consiglio regionale gente eletta con questo mandato, gente che si presenti agli elettori con questa idea, e che su di essa raccolga il consenso dei propri conterranei.

Perché l’operazione abbia successo deve ispirare fiducia agli elettori. Sappiamo cosa ci chiedono: prima di tutto unità. Se dichiariamo di voler fare gli interessi del “popolo veneto”, dobbiamo comportarci di conseguenza. Se al primo posto mettiamo l’interesse del nostro “popolo”, dobbiamo mettere al secondo gli interessi personali; così facendo saremo sicuri di raggiungere l’obiettivo dell’unità. Se sapremo unire le forze, avremo buone possibilità di convincere i tanti perplessi attuali a darci una mano, tanta gente in grado di portare valore aggiunto e ulteriore credibilità all’operazione, con l’effetto di diventare una seria opzione di voto per i nostri concittadini. Voglio dire che il buon senso è un catalizzatore formidabile di consenso, mentre l’orgoglio e l’egoismo sono invece un potentissimo diserbante sul terreno della credibilità. La “squadra Veneta” dovrà essere composta non solo da movimenti indipendentisti, ma da tutti gli uomini di buona volontà che oggi hanno capito, e che nel frattempo capiranno, che questa è l’unica via.

Un altro potente catalizzatore di consenso sarà anche la disastrata situazione politica e le sempre peggiori condizioni economiche del “belpaese”. Ergo, abbiamo in mano una grande un’occasione, sarebbe da stupidi dilapidarla.

Ovviamente, per costruire il consenso intorno all’idea dell’autodeterminazione non ci sono solo le elezioni 2015, anzi, quella è la battaglia finale, essa dovrà necessariamente essere preparata con un “lavoro ai fianchi” del nemico, che lo indebolirà moltissimo, in attesa dell’appuntamento finale. Questo lavoro ai fianchi prevede alcune importanti iniziative già in atto e alcune che verranno lanciate nei prossimi mesi. Iniziative che devono essere sostenute con forza da tutti quelli che vogliono il referendum, indipendentemente dai promotori e indipendentemente dall’attuale squadra di appartenenza. Le principali sono:

1) Il lavoro della commissione giuridica che dovrà esprimersi nel merito della fattibilità del referendum. Iniziativa di Indipendenza Veneta che, al di là dell’ esito finale, sta creando informazione e consenso intorno a questo argomento. Mi sento, in questa sede di ringraziare Andrea Favaro, il quale sta facendo un lavoro straordinario, che avrà utilità immediata e futura.

2) L’iniziativa europea di raccolta firme dell’ICEC, sostenuta da Veneto Stato, voluta fortemente da Veneto Stato, che però è gestita da una commissione internazionale, che ha l’obiettivo di coinvolgere il Parlamento Europeo nella produzione di una procedura specifica per l’esercizio del diritto all’autodeterminazione.

3) Il progetto di legge regionale 342, depositato dal consigliere Valdegamberi, per l’indizione del referendum. Anche questa iniziativa nasce sulla scorta di un’idea di Indipendenza Veneta. Iniziativa importantissima, perché dotata di grande concretezza e che offre a tutti i cittadini uno strumento di pressione da far esercitare al proprio sindaco nei confronti del Consiglio Regionale.

4) Il progetto di costituzione in ogni comune del Veneto di comitati di promozione di referendum comunali sulla scorta di ciò che è già stato fatto con grande successo in Catalogna. Veneto Stato lavora su questo progetto da tempo ed e’ pronta oggi a fondare i propri comitati ma anche a sostenere, collaborare e coordinarsi con altre iniziative gia’ in atto come quella di Movimento per l’indipendenza.

Anche in questo caso l’obiettivo è di sfruttare la dimensione comunale, per creare consenso intorno al concetto di autodeterminazione.

5) L’adunata spontanea in Piazza San Marco del 25 aprile; quest’anno è andata particolarmente bene. Ciò significa che i prossimi anni andrà anche meglio. Essa può assumere un significato simbolico molto importante, al fine di rinvigorire nelle coscienze venete il senso delle proprie radici.

Si tratta di iniziative dal grande valore strategico, che possono creare quell’humus necessario per far crescere rigogliosa la pianta dell’autodeterminazione.

L’atto finale sarà, comunque, la nostra Waterloo (è singolare il fatto che la fine di Napoleone sia stata ottenuta il 18 giugno 1815, magari voteremo proprio nel giorno del duecentenario).

Voglio sottolineare il fatto che, tra due anni, potremo vincere la battaglia finale solo se saremo stati capaci, in questo mentre, di mettere in piedi un esercito in grado di battere “Napoleone”.

Uniti si vince, divisi si perde!

Antonio Guadagnini

 

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